Corleto e la sua storia

“Narrasi che ai tempi degli Angioini avesse Corleto una

forte rocca, ove si rifugiassero gli insorti a favor di Corradino,

e a loro scampo, dopo la pietosa sua fine: ma al

sopraggiungere dell’esercito di Carlo D’Angiò, què del luogo

ignominiosamente mettessero le mani addosso a centosei di

què rifugiati, e inermi li recassero a’ nemici i quali

n’appiccarono cento e tre: li tre superstiti, ch’erano dè più

notabili, furono inviati a Melfi e colà precipitati dall’alto di

una torre: Giannone ed ogni altro storico di quell’età. Il

tremuoto del 57 ruinò in Corleto più edifici, e tolse dodici

viventi.

Fu nel 1860 il centro di della egregia rivolta che la

regione, anco innanzi sbarcasse nel continente il Garibaldi,

compiè e sola contro gli sgherri del Borbone,

siccome è narrato dal Racioppi nella Istoria dè moti

di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860,

altrove citata e ch’è a giudizio nostro uno dè più

eleganti e dè più profondi libri che sieno venuti in

luce in questi tempi.

E. Pani Rossi, in “La Basilicata”, 1972

L’antica Cornito de Perticara che, come afferma il Racioppi nella sua Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, “nei conti del 1475 era tassata nella proporzione di 20 fuochi”, conta oggi circa 2500 abitanti e, grazie alle numerose e significative vicende storiche di cui si è resa protagonista, è uno dei comuni con un patrimonio culturale e socio-economico tra i più importanti della Regione.

Da centro collinare prevalentemente agricolo, adagiato a mezza costa sul versante sud-est del monte Lata, l’attuale Corleto Perticara è divenuta baricentro territoriale per le estrazioni petrolifere, a seguito dell’accordo Total – Regione, ma soprattutto, vanta innumerevoli testimonianze storiche, di architettura spontanea e pregevoli luoghi di culto, di archeologia (contrada Montagnola, Perticara e Serra d’Eboli), di archeologia industriale e di folclore popolare.

I resti del castello feudale risalente probabilmente all’anno 1100, divenuto palazzo ducale nel 1600, sono incorporati nell’attuale palazzo degli Uffici, ove ha sede il Municipio: Gli archi originari arricchiscono il panorama dell’intero abitato  e affacciano sull’ampia e leggendaria piazza del Fosso, divenuta poi Piazza del Plebiscito: qui il prete don Salvatore Guerrieri, da un balcone arringò la folla ad insorgere contro i Borboni.

Nell’agosto del 1860 ebbe inizio l’Insurrezione Lucana. Il 16 agosto nella cittadina, alle cinque del pomeriggio, Giacinto Albini, patriota e politico, definito da Crispi il “Mazzini lucano”, e i suoi uomini proclamarono ufficialmente l’Unità d’Italia, annettendosi  al Regno di Sardegna e rinnegando i Borboni. Ci fu una cerimonia in quei giorni in cui furono deposti gli stemmi e le insegne borboniche, sostituite dalle immagini di Vittorio Emanuele II, Re d’Italia e dalle bandiere del Regno Sabaudo.

Il tricolore nazionale con lo stemma araldico del paese, cucito a mano per l’occasione dalle donne di Corleto, uscì da un angusto portico situato nelle vicinanze della piazza, che oggi è definito, non a caso, “Della Bandiera”.

Il legame tra Corleto e il Risorgimento, il periodo più “rivoluzionario” per il nostro Paese, tuttavia, non si esaurisce qui.

Di chi si parla quando si usa l’espressione “l’eroe dei due mondi”? Di Giuseppe Garibaldi. Sarete sicuramente curiosi di sapere quale fosse il rapporto tra uno dei personaggi più conosciuti della storia italiana e un paese situato nella provincia di Potenza. Pochi sono a conoscenza del fatto che Garibaldi fu eletto per ben nove volte deputato in Italia e una volta in Francia. Il suo temperamento, noto grazie ai libri di storia, non gli impedì di occupare un posto in Parlamento dove non smentì la sua indole e i suoi ideali. Nel 1864 fu, infatti, deputato a Corleto, pur rimanendo un personaggio fuori dagli schemi tradizionali: sempre pronto alle dimissioni, insofferente ai tempi della vita parlamentare, sostenitore del legame tra politica e giustizia sociale e dell’ampliamento del diritto di voto.

Non mancano reperti di interesse storico-archivistico e scorci urbani di grande suggestione: dalla cisterna del Castello alla “fontana vecchia”, dal primo drappo della bandiera italiana (la Bandiera del 16 Agosto 1860), allo storico “Parco della Rimembranza”, fino ai suggestivi vicoli, slarghi e piazzette del centro storico.

Basterebbero le poche righe di E. Pani Rossi, riportate in epigrafe, per individuare le vicissitudini storiche distintive del Centro Saurino, che, solo per fermarsi agli ultimi 150 anni, vanno dai moti del 1860, alla elezione a deputato di Garibaldi nel collegio di Corleto Perticara, alla visita di Zanardelli del 1902 e dell’ex primo ministro Francesco Saverio Nitti nel 1946.

Corleto fu uno dei pochi paesi della Basilicata a subire i disastrosi bombardamenti aerei nel settembre del 1943 da parte degli Alleati che intendevano colpire i tedeschi in ritirata. La distruzione si abbattè su molte case e non risparmiò i luoghi sacri: danneggiata la chiesa Madre, semidistrutta la chiesa dell’Annunziata, rase al suolo le chiese di Sant’Antonio, San Salvatore e San Leonardo.

Il patrimonio storico-culturale è arricchito dalle opere e testimonianze legate a personalità di rilievo regionale e nazionale operanti soprattutto nel periodo risorgimentale, di cui si ricorda, in primo luogo Pietro Lacava (1835-1912), deputato al Parlamento unitario dal 1868 fino al 1912.

Tra gli edifici religiosi spiccala Chiesa di Santa Maria Assunta restaurata nel 1947 dopo i gravi danneggiamenti provocati dai bombardamenti dell’autunno del 1943.

“… la chiesa … fu mitragliata in più parti, le porte crivellate e scardinate, i vetri infranti, il tetto scoperchiato cadente o inesistente. Risultò materialmente inagibile, pur integra nelle strutture portanti”.

G. Massaro, la Chiesa di S. Maria Assunta ed il paese di Corleto Perticara, 2010.

La chiesa in stile prevalentemente romanico, ha pianta quasi rettangolare, a tre navate, con facciata semplice e lineare, rivestita in mattoni provenienti da fornaci locali, con tre porte di ingresso sovrastate al centro da un rosone e tetto a doppia falda. L’interno è riccamente decorato e arredato con pregiati dipinti, il bel soffitto affrescato e il coro in legno di noce finemente scolpito attirano lo sguardo ammirato dei visitatori. Molto particolare è il campanile posto sul lato nord, organizzato su tre solidi geometrici sovrapposti a base quadrata, ottagonale e circolare dal basso in alto. La guglia a forma di bulbo di ispirazione arabo-bizantina termina con una sfera di ferro con infissa una croce latina in sommità

L’origine del castello feudale viene fatta risalire tra il 1100-1200 anche se non si conosce con certezza la data di costruzione. Nel 1600 divenne palazzo ducale in seguito al passaggio di proprietà, di cui tuttavia non si hanno documenti storici, dai Sanseverino ai Riario. Bisogna arrivare alla fine del 1800 per avere dati certi sul palazzo ducale, compreso un rilievo planimetrico e i nominativi degli amministratori. Nel 1955 i beni del duca Riario Sforza furono venduti e solo nel 1962 il palazzo pervenne al Comune di Corleto: il contratto di acquisto dell’immobile riportava:

“fabbricato semidiruto da eventi bellici, denominato Castello Ducale…con casa di abitazione al terzo piano di vani quattro rurali; altri diciannove al terzo piano ed un magazzino al primo piano rurale”.

G. Caporaso, il palazzo degli uffici sui ruderi del vecchio castello feudale – Corleto Perticara -1994.

Sui resti del Castello fu edificato negli anni ottanta del secolo scorso l’attuale Palazzo degli Uffici. Del vecchio organismo murario restano alcuni archi su piazza Plebiscito, i muraglioni sui prospetti est e sud. All’interno del palazzo è stata recuperata l’antica cisterna e la cella carceraria.

La “fontana vecchia” fu la prima fontana pubblica di Corleto: inaugurata nel 1863 dopo la costruzione del primo acquedotto comunale che portava l’acqua della sorgente della foresta Lata al centro abitato. Situata sul corso Lacava, a poche decine di metri da piazza Plebiscito, conserva ancora oggi le caratteristiche di un tempo: in pietra squadrata con le sue cinque cannule e i due abbeveratoi laterali si erge al margine della strada di fronte ad un piccolo giardinetto con panchine. Sul lato opposto della strada si situa la villetta comunale denominata “Parco della Rimembranza”, perché in quel luogo erano stati piantati degli alberi a ricordo dei caduti della prima guerra mondiale. Dal 1965 vi è stato posato il Monumento ai caduti precedentemente eretto 35 anni prima al centro di piazza Plebiscito.

Punti di interesse storico-culturale e luoghi di riscoperta della memoria sono:

  • Il Rione Costa, chiamato così poiché le case, furono costruite su un solido costone roccioso. Esso è caratterizzato dalla presenza di vie strette e articolate che evidenziano case basse e piccole e dalla presenza della chiesetta di S. Domenica. Quest’ultima risale alla fondazione del primo nucleo abitativo, che si sviluppò proprio in questo rione. Questo edificio sorgeva al di fuori delle mura del castello, fabbricata in mezzo ad un bosco che ormai più non esiste. L’edificio non molto grande, era costruito interamente in pietra e nello stesso modo era stato costruito anche il campanile, ma a seguito dei bombardamenti aerei del secondo conflitto mondiale, come buona parte degli edifici, subì alcuni danni che portarono a rimaneggiare la struttura. Allo storico campanile, nel 1985, in esecuzione del progetto di restauro, fu tolto lo strato di intonaco antiestetico che ne aveva occultata la sua originaria bellezza. Fu così resa visibile la sua muratura formata da mattoni pieni, sporgenti di qualche centimetro rispetto alle pietre squadrate con le quali sono alternate verticalmente.
    Oggi, come un tempo, il campanile si erge nella sua semplicità che lo rende unico. Il suono delle due campane presenti, suonate a mano durante il periodo della novena e della festa, che si estende in tutto il paese, richiama alla preghiera, oggi come allora, tutti i fedeli del villaggio.

  • Il “palmento”, antica costruzione in muratura restaurata per la pigiatura dell’uva a piedi nudi, dalla “calcara”, fornace per la produzione della calce, dai ruderi di mulini ad acqua e dalle “cave di gesso” in contrada Favaleto a pochi chilometri dall’abitato.

Per gli amanti della natura e della vita all’aria aperta, Corleto offre un paesaggio pittoresco, un bosco fitto di querce e faggi ultracentenari, la “pietra iaccata”. Il valore aggiunto dell’area è dato, inoltre, da un percorso pedonale con sentieri battuti e scalette di legno e da una sorgente che sgorga tra gli anfratti delle rocce e il fiumiciattolo che si snoda fra la folta vegetazione.

La struttura portante del centro urbano è definita dagli assi viari principali, ex statale 103 ed SS 92, e dalle strade interne, corso Lacava e via Roma. Qui si concentrano le più importanti attività commerciali e si svolge la vita sociale, mentre piazza Plebiscito e la Chiesa Madre rappresentano il fulcro della vita civile e religiosa della comunità. Addentrandosi nel centro storico è possibile ammirare suggestivi scorci composti da viuzze, scalette, larghi lastricati in pietra locale, basse facciate in muratura povera punteggiate da balconi in ferro e pietra, passaggi e varchi come l’arco degli insorti, o percorrere una “Passeggiata nella Storia lungo il viottolo antistante gli undici imponenti archi in pietra posti ai piedi della facciata est del Palazzo degli Uffici, lungo il quale si può racchiudere in un solo colpo d’occhio i luminosi e ordinati panorami sulla vallata del Sauro.