Zanardelli in Basilicata. Un viaggio dimenticato

Tratto da “Il viaggio di Giuseppe Zanardelli in Basilicata” di Antonio Tantari

Foto a cura dell’Ing. Rocco D’Amato.

La genesi del viaggio di Zanardelli in Basilicata nel 1902 – un evento che suscitò nei suoi contemporanei grande stupore e attenzione – è da ricercare nel dibattito parlamentare del dicembre 1901 sul Mezzogiorno.

La questione meridionale, dopo la vicenda del brigantaggio e dopo decenni di sostanziale emarginazione, tornava allora drammaticamente al centro del dibattito politico e diveniva il paradigma dello sviluppo futuro dell’intero Paese.

L’itinerario del viaggio in Basilicata.

Nel settembre 1902, per ben tredici giorni, il settantaseienne Presidente del Consiglio dei Ministri, affrontando fatiche e disagi, visitò numerosi comuni della Basilicata. Fu un lungo e duro tragitto durante il quale fece la diretta conoscenza delle enormi difficoltà (povertà, fame e arretratezza) in cui versava il popolo lucano e grazie al quale maturò l’idea di realizzare interventi radicali.
Nel suo viaggio percorse le poche strade rotabili che collegavano la regione, ma, il più delle volte, dovette fare affidamento su vie più impervie. La Basilicata, nei primi anni del ‘900, doveva fronteggiare la malaria e i dissesti idrogeologici; inoltre, doveva combattere contro il peso delle imposte fiscali e la mancanza di risorse per la realizzazione di opere pubbliche. Lo statista bresciano programmò provvedimenti speciali per risollevare l’agricoltura lucana, per difendere e arricchire il patrimonio boschivo, per modificare il sistema fiscale tributario, concedendo agevolazioni ed esenzioni per combattere l’analfabetismo e per creare opere pubbliche e consolidare gli abitati della regione.

Zanardelli in Basilicata – Settembre 1902

Al termine del suo viaggio, dopo aver attraversato e ispezionato per due settimane (14-30 settembre) le più impervie contrade della regione, Zanardelli affidò al Regio Commissario dell’Emigrazione Ausonio Franzoni l’incarico di studiare le cause e gli effetti dell’emigrazione in Basilicata che venne presentata nel gennaio 1903; allo stesso modo affidò all’ingegnere capo del Genio civile di Cagliari Eugenio di Sanjust, l’incarico di un’approfondita indagine e, quindi, di
redigere una relazione che divenne la base per la legge speciale per la Basilicata licenziata dal Senato il 31 marzo 1904. Dalla morte di Zanardelli erano trascorsi solo pochi mesi.
La legge, per la verità non risolse gli annosi problemi che attanagliavano la Basilicata, ma ebbe il merito di renderli evidenti e determinare la consapevolezza della necessità d’interventi adeguati. Il provvedimento comprendeva sette titoli con una serie di articoli relativi al credito agrario, alle iniziative per l’agricoltura, ai rimboschimenti e alle conservazioni dei boschi, alle opere pubbliche,agli sgravi tributari, alle scuole, all’amministrazione locale e ad essa erano collegate alcune tabelle contenenti gli elenchi delle strade da ultimare o da costruire.

Il 17 settembre Zanardelli con un treno speciale messo a sua disposizione entrava nella terra della Basilicata, accolto da Pietro Lacava che lo avrebbe accompagnato in tante tappe.

 

Il viaggio, giorno per giorno

II viaggio ebbe inizio domenica 14 settembre. Lo accompagnavano il ministro Nasi, i sottosegretari Mazziotti e Roberto Talamo, il segretario capo della Presidenza del Consiglio, commendatore Augusto Ciuffelli, e il segretario particolare cavaliere Pellegrini. C’era, inoltre, anche un discreto numero di giornalisti.

Il treno speciale partì da Roma alle 8,30 e sei ore più tardi, dopo essere transitato per Cassino, Teano e Caserta, arrivò a Napoli. Zanardelli partecipò ad una cena offerta dal sindaco partenopeo alla quale presero parte più di quattrocento commensali.
Il giorno dopo, il Presidente partiva per Capri e, quindi, nel tardo pomeriggio, raggiungeva Sorrento, dove partecipò ad un banchetto offerto dal commendatore Guglielmo Tramontano, Sindaco della città e proprietario dell’albergo che ospitava il Presidente. Durante il banchetto la giovane voce di Maria Cappiello cantò Torna a Surriento di Ernesto De Curtis.  

La mattina del 17, ripartiva in treno da Napoli per giungere nella provincia lucana oggetto della sua visita.
Lungo tutto il tragitto, tappa dopo tappa, Zanardelli fu sempre ricevuto dagli onorevoli rappresentanti del locale collegio elettorale, oltre che da sindaci, da varie autorità e dalla cittadinanza. Dopo aver toccato Eboli, giunse a Sicignano, dove venne accolto da alcuni parlamentari lucani. Nel pomeriggio il treno raggiunse Lagonegro.

Il Presidente, la mattina del 18, manifestò la volontà di voler ricevere liberamente chiunque avesse voluto presentarsi da lui; furono accolti con grande cordialità e dimestichezza gli appartenenti a tutte le condizioni sociali; i paesani indossavano nel loro caratteristico costume; di tutti gli incontri prese diligente nota.
Nel primo pomeriggio riprendeva il viaggio in carrozza alla volta di Montesano. Dai campi e dai rari casolari accorrevano i contadini al passaggio del corteo di carrozze. Giunto in paese, incontrò il Sindaco e la Giunta; quindi, nel tardo pomeriggio, il Presidente riparti per Moliterno, dove arrivò nella serata. Alloggiò nel palazzo dell’onorevole Lovito, ove fu organizzata una cena per venticinque coperti, con concerto di arpe e violini composto da musicisti viggianesi. Il Sindaco,
accogliendo l’illustre ospite, disse: «Signor Presidente, ti salutano ottomila moliternesi: tremila sono
emigrati in America; gli altri cinquemila si accingono a farlo».

 

L’arrivo a Corleto

Il benvenuto a Corleto 20.09.1902.   Si vedono sul fondo gli archi del castello, dove ha sede l’attuale Municipio.

II giorno dopo, Zanardelli ripartì per Corleto Perticara, dove giunse nel tardo pomeriggio, dopo aver attraversato un territorio brullo, senza vegetazione, devastato dall’impeto dei torrenti straripanti per mancanza di opere idrauliche. Venne alloggiato nel palazzo dell’onorevole Pietro Lacava. Il Presidente ascoltò l’intervento di Carmine Senise, l’eroe del 1860 che guidò l’insurrezione lucana nell’agosto di quell’anno e fece sì che la Basilicata (o Lucania come si chiamava a quel tempo) fosse la prima regione dell’Italia meridionale, prima ancora che arrivasse Garibaldi, che si liberò dei
Borboni e proclamò la propria annessione all’Italia unita.

Il 20 settembre venne dedicato all’ascolto delle rappresentanze locali e quelle dei Comuni circostanti. II Presidente volle essere informato del numero delle rispettive popolazioni, della proporzione dell’emigrazione, delle condizioni sanitarie, delle acque potabili, dei mezzi di comunicazione, delle condizioni dell’agricoltura, dei prodotti locali, dello stato finanziario delle amministrazioni comunali, e a ciascuno chiese quali fossero le necessità cui era più urgente provvedere.

Da Corleto riparti il giorno dopo diretto a Stigliano attraverso la strada di Gorgoglione.

Lungo il tragitto, venne inaugurato un nuovo tratto di strada che da Aciniello incrociava la strada provinciale di Stigliano. Alla casa cantoniera posta a metà tragitto, fu attribuito il nome di “casa Zanardelli”.

A Stigliano il Presidente fu ospitato nel ricco palazzo del barone Formica, in piazza Castello, dove
ricevette i rappresentanti dei Comuni vicini: Accettura e San Mauro Forte. Il Sindaco De Chiara, pose l’accento soprattutto sui pericoli di dissesto idrogeologico che minacciavano la sopravvivenza del paese; inoltre, chiese un collegamento con la stazione ferroviaria di Grassano.

Zanardelli in Basilicata – Da Stigliano a Montalbano (Craco?) 22.9.1902

L’indomani mattina il Presidente, ripreso il suo viaggio, si dirigeva a Montalbano Ionico, dopo essere transitato per Craco, dove il corteo fece sosta. Il Presidente ricevette i Sindaci e le delegazioni di Montalbano Ionico, Ferrandina, Pisticci, Grottole, Bernalda e Salandra. Ogni delegazione gli consegnò, un memorandum di bisogni e cose urgenti da fare. Tra le richieste vi era anche la ferrovia Grumo-Matera-Ferrandina-Padula; si chiesero, poi, provvedimenti per le frane.
Al momento della partenza, a tutti, compreso il Presidente, fu distribuita la razione di chinino: infatti, da lì in poi si entrava in un territorio fatto di acquitrini e inadatto a qualunque vegetazione: era il regno della malaria pestilenziale.
Giunto a Montalbano Ionico, dominante la valle del fiume Agri, accolto dalla popolazione festante, il Presidente trovò alloggio nel palazzo del barone Giuseppe Federici. Durante il banchetto l’onorevole Michele Torraca lodò il Presidente per aver voluto intraprendere quel viaggio che lui considerava opera patriottica di statista.

La mattina 23 settembre, dopo aver dato ascolto ad alcune delegazioni, il Presidente prese la via di Policoro, da dove, dopo il pranzo offerto dal Barone Berlingieri, avrebbe ripreso il treno e proseguito per Taranto.

Attraversamento dell’Agri presso Policoro – 23 Settembre 1902

Prima di giungere a Policoro fu necessario guadare il fiume Agri su carri trainati da bufali.
Nel pomeriggio, dopo ricevute le delegazioni di Sant’Arcangelo, Colobraro, Rotondella, Nova Siri, Tursi, Noepoli e San  Giorgio Lucano, il Presidente ripartì in treno alla volta di Taranto, dove giunse in serata, dopo una breve sosta alle stazioni ferroviarie di San Basilio e Metaponto.
Nel primo pomeriggio del giorno successivo, sempre in ferrovia raggiungeva Altamura, passando per Gioia del Colle, dove vennero ricevuti cinquanta sindaci dei comuni limitrofi, e Santeramo. Ad  Altamura un lungo corteo accompagnò il Presidente prima nella sede municipale, poi nel palazzo del barone e senatore Melodia e quindi al teatro Mercadante, dove si svolse il pranzo.
Subito dopo pranzo il Presidente partì in carrozza per Matera, dove giunse in serata.  Fu ospitato nello storico palazzo del senatore conte Giuseppe Gattini.

Il 25 settembre, Zanardelli ricevette le delegazioni dei Comuni di Matera, Montescaglioso, Irsina, Pomarico e Pisticci, oltre che una delegazione della Società operaia, delle scuole elementari, dei carabinieri, degli avvocati e altri. In piazza della Fontana, scoprì, una lapide in onore del re Umberto I. Durante il pranzo tenuto nel palazzo del Governo furono consegnati quattro memorandum che la città aveva preparato. Uno di essi faceva riferimento situazione dei Sassi, dove
cinque sesti della popolazione materana abitano in tuguri scavati nella nuda roccia.

La mattina successiva, Zanardelli riprendeva il suo viaggio in carrozza e si dirigeva verso Altamura, dove avrebbe preso il treno che per Spinazzola e Palazzo San Gervasio lo avrebbe portato a Venosa, dove giunse verso mezzogiorno. Dopo una breve visita per il paese, ripartì per Melfi, ove arrivò nel tardo pomeriggio, dopo aver fatto una breve sosta a Rocchetta Sant’Antonio. Da Melfi ripartì alle dieci della sera alla volta di Rionero in Vulture. Qui il Presidente prese alloggio nel palazzo dei Fortunato.
II giorno successivo fu una lunga giornata di ricevimenti. II 28 settembre, domenica, fu invece una giornata di riposo.
Il 29 il Presidente ripartì prestissimo, sempre in treno, per Potenza, dove arrivò nella prima mattinata.

Potenza – Stazione Superiore – 29 Settembre 1902

In città, il Presidente volle entrare in qualche misera abitazione (sottano) dei popolani potentini, con l’intento di chiedere e sapere direttamente agli abitanti.
Alle otto della sera, al teatro Stabile, davanti a centosessanta invitati, si tenne l’incontro conclusivo dell’intero viaggio in cui il Presidente tenne un alto discorso.

Dopo il rituale saluto alle autorità ed alla numerosa popolazione accorsa, Zanardelli si soffermò inizialmente sull’importanza di alcuni personaggi illustri che in passato esaltarono l’immagine della Basilicata:

«Per questo suolo», esordisce il Presidente Zanardelli, «Pitagora diffuse tanta luce di scienza, tanto apostolato di virtù; da questo suolo Zeusi mostrò primo al mondo il magistero della pittura, sorse in questo suolo la musa di Orazio i cui versi corrono immortali sulle labbra degli uomini colti d’ogni nazione. E in tutti i tempi la Basilicata è stata ferace di splendidi ingegni, di caratteri sommi: basterà fra i moltissimi accennare appena i grandi nomi di Ruggiero di Lauria, del venosino De Luca, la cui effige credetti doveroso fosse posta sulla fronte del Palazzo di Giustizia in Roma, fra i quattordici grandi giureconsulti che, da Irnelio a Romagnoli, abbiano onorata la giurisprudenza italiana; di Mario Pagano in cui è appena vinta dall’aureola del martire l’altezza del giurista e del legislatore. E poiché accenno ai martiri del 1799, non dimentico che ad ogni passo della Basilicata vidi le scritte che rammentano alcuno di essi: dalla lapide a Cristoforo Grossi in Lagonegro, a quella che ricorda Michele Granata in Rionero in Vulture».

Potenza – Piazza Prefettura – 29 Settembre 1902

Fatto, quindi, ampio cenno alla difficile conformazione del territorio lucano, si domandò, quindi, quali fossero i rimedi cui lo Stato avrebbe potuto porre mano.
«Piuttosto che espormi a prometter e non eseguire, vorrei eseguire il non promesso. Ho interrogato rappresentanti dei Mandamenti e dei Comuni; non solo dei paesi visitati; ho interrogato Consiglieri Provinciali, Sindaci, giunte municipali, autorità governative, ispettori scolastici,presidenti e membri delle Congregazioni di carità e Associazioni operaie e proprietari, artieri e contadini.
Li ho interrogati sui fatti ed udii la loro opinione sui rimedi. Ebbi da moltissimi Comuni, da Associazioni ed Istituti un numero stragrande di memoriali cui diedi un rapido guardo negli scorsi giorni e che studierò amorosamente a Roma».

Il mattino successivo Zanardelli ripartì in treno facendo sosta nelle stazioni di Picerno, Baragiano e Bella-Muro Lucano. Qui, a salutarlo, prima di lasciare la Basilicata, intervenne il Sindaco.
Dopo una ulteriore sosta a Nocera, il treno arrivò a Napoli nel primo pomeriggio. Da qui ripartì un’ora e mezza più tardi e giunse a Roma in serata.

Potenza – La partenza – 30 Settembre 1902

Nei primi giorni di ottobre il Consiglio Provinciale della Basilicata approvò un ordine del giorno che rendeva omaggio con un telegramma al Presidente per manifestare la gratitudine della Provincia intera e si impegnava ad inviargli in dono un quadro «acciocché possa, nella dolce quiete di Maderno, aver sempre presente il ricordo di una buona azione e di un atto di sincero patriottismo».