Un “Canto Minimo” per la Madonna della Misericordia

“𝐼 π‘šπ‘œπ‘›π‘’π‘šπ‘’π‘›π‘‘π‘– π‘ π‘œπ‘›π‘œ π‘ π‘‘π‘œπ‘Ÿπ‘–π‘Ž π‘£π‘–π‘£π‘Ž 𝑑𝑖 𝑒𝑛 π‘π‘œπ‘π‘œπ‘™π‘œ; π‘‘π‘’π‘ π‘‘π‘–π‘šπ‘œπ‘›π‘– 𝑑𝑒𝑙 π‘‘π‘’π‘šπ‘π‘œ, π‘π‘’π‘ π‘‘π‘œπ‘‘π‘– π‘‘π‘’π‘™π‘™π‘Ž π‘ π‘’π‘Ž 𝑓𝑒𝑑𝑒 𝑒 π‘‘π‘’π‘™π‘™π‘Ž π‘ π‘’π‘Ž π‘šπ‘’π‘šπ‘œπ‘Ÿπ‘–π‘Ž.”

Siamo lieti di invitarvi alla presentazione degli interventi di restauro dell’effigie di π‘΄π’‚π’“π’Šπ’‚ 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 π‘΄π’Šπ’”π’†π’“π’Šπ’„π’π’“π’…π’Šπ’‚, a cura del maestro artigiano, Egidio Lauria.

SeguirΓ  la π‘·π’“π’†π’ˆπ’‰π’Šπ’†π’“π’‚ π’Šπ’ π’Žπ’–π’”π’Šπ’„π’‚, nel Canto minimo del maestro Graziano Accinni, per le vittime della Pandemia e per gli operatori sanitari impegnati nella lotta al Covid-19.

Vi chiediamo di partecipare alla serata, oltre che con la vostra presenza, anche esponendo una candela alle finestre o ai balconi delle proprie abitazioni, per ricordare insieme le vittime di questa pandemia ed invocarne la fine, attraverso la musica, la preghiera ed il canto di Giuseppe Forestiero.

Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo intervento di restauro, attraverso le proprie offerte libere e donazioni, a ribadire – ancora una volta – la devozione del nostro popolo a Maria.

Canto Minimo… CANTO MASSIMO PER TEMPI MINIMI.

β€œFrancesco Graziano Accinni viene da una lunga e personale ricerca artistica, iniziata nel lontano 1986 con Mango, con il quale ha registrato e collaborato a quasi tutti i suoi album e live, passando per Miguel BosΓ¨, Mina, Mariella Nava, Rosario Di Bella, Ian Anderson e gruppi sperimentali poco conosciuti al grande pubblico con i quali, tuttavia, Γ¨ iniziata la sua ricerca sui loop’s e sulle synth guitars. Approda poi ad Ethnos, un gruppo musicale che propone una miscela di musica etnica interpretata in chiave moderna (non solo tarantella, ma anche tango, mazurka e polka) utilizzando strumenti a corda rigorosamente elettrici.

Di recente il suo itinerario musicale lo ha condotto alle radici della tradizione musicale, all’archΓ¨ degli antichi canti lucani. Un percorso verso il Mistero, che solo un musicista eclettico come lui poteva compiere senza barcollare, senza piegarsi alle mode ed alle lusinghe dei potenti. Ci vuole coraggio per mettersi in gioco dopo piΓΉ di trent’anni di musica senza fronzoli, ci vuole coraggio ad affrontare sempre terreni inesplorati, senza ammiccare a nulla ed a nessuno. Il viaggio di Accinni Γ¨ verso un Canto minimo, un’orchestra a due, in un certo senso, ricca e profonda di brividi sonori, di reminiscenze purissime, condivisa con una voce antica, viscerale, da far tremare i polsi, quella di Giuseppe Forastiero, talento naturale dalla voce mi(s)tica.

Questo Cantico delle Devozioni ha una storia decennale, perchΓ© nasce da una lunga e faticosa ricerca condotta da Accinni, dai tempi di Ethnos, letteralmente condotta per i sentieri, i viottoli, le mulattiere, le cappelle di campagna, le piazze e i tegolati bianchi e assolati di una Lucania inesplorata e immutata.

In questo viaggio Accinni Γ¨ accompagnato da due grandi della nostra storia meridionale: il primo si chiama Roberto de Simone, genio musicale d’altri tempi, che di recente ha tradotto la favola di “Petrosinella” del “Cunto de li cunti” di Basile, offrendone una traslitterazione fonetica che recupera l’oralitΓ  e la sonoritΓ  del capolavoro della letteratura meridionale del Seicento; il secondo si chiama Ernesto De Martino, il mitico antropologo-etnologo che viaggiΓ², negli anni del secondo dopoguerra, per la Lucania, riscoprendo gli archetipi di una cultura sempre traballante tra “magia” e “razionalitΓ ”, le sopravvivenze cerimoniali di fascinazioni, possessioni, fatture, che il grande ricercatore ricostruΓ¬ passo dopo passo, a contatto con un popolo fino a quel momento cancellato dalla storia.

Accinni, come questi maestri, molti anni fa, microfono in mano, ha macinato chilometri e chilometri per immortalare voci d’altri mondi, per fotografare incontri mistici con esseri sovrannaturali, di quelli che si ha solo buona memoria, fatta di sorrisi e pelli incartapecorite, che continuano a vivere nella serenitΓ  di altri tempi, accogliendo solo chi li accoglie nella sua anima. C’è da immaginarselo, Accinni, mentre registra canti, suoni, ballate e tarantelle di un popolo fiero, ricco di storia, consapevole che il passato non deve morire, che la tradizione vince sempre su tutto, basta solo aver pazienza.

È questo che si celebra in Canto Minimo: la fierezza di un popolo, la sua atavica fiducia. È questo il Manifesto di un uomo che Γ¨ al comando di sΓ© stesso, che in un’epoca di ciarlatani va dritto per la sua strada. Accinni danza sulle metriche sonore come un sacerdote che svolge una missione sacra, come un gigante che conosce il prezzo, il dolore, la fatica di essere controcorrente in ogni nota musicale. Come De Simone e De Martino, lo immagino passare notti insonni, a capo chino su quelle voci antiche, a carpire inesplicabili segreti, vite e storie da immortalare in una partitura musicale.

Per questo motivo Canto Minimo Γ¨ un progetto straordinario, una profonda devozione alla liturgia dei silenzi, al sussurrare mistico di litanie tibetane; un tributo sacro allΒ΄essenzialitΓ  ed allΒ΄interioritΓ , che puΓ² essere percepito nella sua grandezza devozionale in brani come “Lu Rusariu ri Natali” e “O Crevu” di Moliterno, o anche “Lauda a San Canio” di Acerenza.”